giovedì 21 maggio 2020




che cosa tratta questo blog

"Munta e Chinn'a" (sali e scendi), titolo del blog, si riferisce ad un tipico modo di dire dialettale ligure, utilizzato per indicare l'andamento di un percorso in cui si susseguono salitelle a brevi discese.

Qui lo si vuole intendere anche in senso più ampio, come l'essenza stessa dell'attività escursionistica, che consiste appunto nel salire e scendere dai monti.
E' anche metafora dell'esistenza: la vita  intesa come un sentiero, in cui si alternano asperità a tratti più agevoli. 



Questo blog è nato inizialmente dall'esigenza personale di creare un archivio delle escursioni effettuate in molti anni di attività.
Ha fatto seguito poi il desiderio di condividere l'esperienza dell'attività escursionistica ed i vari itinerari , alcuni più che noti, altri forse un po' meno.

Gli itinerari descritti riguardano maggiormente la Liguria e le Alpi Liguri.

Per quanto concerne la Liguria, essendo residente a Savona, risultano prevalenti gli itinerari di questa Provincia, peraltro con l'esplicito intento di pubblicizzarli, farli conoscere, ed invogliare i sempre più numerosi amanti del trekking a percorrerli, unico modo per preservarli.
Sono sempre di più infatti, i percorsi non più fruibili a causa dell'abbandono o in conseguenza degli elementi della natura.

I  vari percorsi sono corredati da sintetiche cartine, redatte unicamente per rendere una visione d'insieme degli itinerari. Non sostituiscono assolutamente la carta topografica ufficiale della zona che ogni buon escursionista deve preventivamente consultare e portare con se.



tratto da "Arenzano-Escursioni" di G.B. Calcagno (su gentile concessione dell'Autore) 


Una parte speciale viene dedicata ad itinerari sull'Alta Via dei Monti Liguri.
Vengono proposti diversi itinerari, possibilmente ad anello, che riguardano il tratto dell'A.V. che attraversa il territorio savonese, dal M. Armetta a ponente sino al Passo del Faiallo a levante.







Un ulteriore parte del blog viene dedicata al Trekking, inteso come attività escursionistica di più giorni.



Per quando riguarda la filosofia del camminare, il "viaggio" a piedi con lo zaino, mi onoro di riportare qui di seguito alcune considerazioni  dedicate a questo blog dall'amico Annibale Salsa:



CONSIDERAZIONI DI ANNIBALE SALSA

Il grande scrittore francese Marcel Proust, nel famoso romanzo introspettivo dal titolo Alla ricerca del tempo perduto, riporta una frase che è diventata un vero e proprio aforisma per chi va alla ricerca di emozioni autentiche nel corso di esperienze personali di viaggio. Nella parte del romanzo dal titolo La Prigioniera, pubblicato nell’anno 1923, Proust afferma: «L’unico vero viaggio, l’unico bagno di giovinezza, non sarebbe quello di andare verso nuovi paesaggi, ma di avere altri occhi, vedere l’universo con gli occhi di un altro, di cento altri, vedere i cento universi che ciascuno vede, che ciascuno è». Nella società odierna siamo bombardati, ogni momento, da offerte turistiche che cercano il sensazionalismo ad ogni costo pretendendo di farci sognare a comando. In realtà, esse vogliono soltanto trasformarci in consumatori di un tempo libero imposto, più che di un tempo veramente liberato. Spesso pensiamo che, mai come oggi, gli uomini abbiano viaggiato. Ne siamo proprio sicuri? Per affrontare la questione in maniera non banale, bisogna intenderci sul significato di viaggio. L’etimologia della parola “viaggio”, di origine latina, fa riferimento all’«andar per via», al camminare più per il piacere di assaporare il percorso che per quello di raggiungere ossessivamente la meta. Per affrontare questo dilemma ci soccorre il pensiero di un grande antropologo francese contemporaneo, Marc Augé, allorquando introduce la distinzione fra “viaggiatore” e “passeggero”. Il primo – viaggiatore - va alla ricerca delle emozioni offerte dal percorso senza essere ossessionato dal raggiungimento della meta. Il secondo - passeggero - non aspira ad altro che alla meta da raggiungere nel più breve tempo possibile. Il primo ama la lentezza dell’osservazione e della contemplazione, il secondo la velocità dello spostamento. Se traduciamo questi concetti nei modelli proposti dal turismo contemporaneo, non ci resta che una conclusione: i viaggiatori sono sempre di meno, i passeggeri sono sempre di più. I turisti di oggi cercano l’esotico dell’altrove nella lontananza geografica, ma spesso trovano dei «non-luoghi». Sono finiti i tempi del Grand Tour sette-ottocentesco! Ai nostri giorni, la globalizzazione ha trasformato i luoghi, anche lontanissimi, in una ripetizione di paesaggi seriali, tutti eguali e senz’anima, salvo poche eccezioni. Per contro, siamo diventati sempre meno consapevoli dei valori paesaggistici ed ambientali vicini a noi. I luoghi fuori porta, a causa del crescente “analfabetismo territoriale”, sono sempre più sconosciuti. Pertanto, vorrei lanciare qui una provocazione, utilizzando un efficace paradosso. L’esotico è inesorabilmente vicino a noi e dentro di noi, che siamo diventati stranieri a noi stessi ed al nostro territorio. Con questo «esotismo di prossimità» dobbiamo fare i conti. Le escursioni a piedi possono aiutarci a recuperare i nuovi deficit di conoscenze e farci riassaporare quella concezione del viaggio che abbiamo perduto. L’invito proustiano ad usare occhi diversi nel ripercorrere gli stessi luoghi, oltre che una proposta di senso, costituisce anche una terapia psico-fisica. Accanto al «tempo perduto» vi è anche uno «spazio perduto» di cui dobbiamo e possiamo riappropriarci.   


Prof. Annibale Salsa, Antropologo e Presidente Emerito del Club Alpino Italiano